Non è la prima volta che alleviamo farfalle, ma ogni anno, quando arriva la bella stagione, ecco che l’emozione si rinnova.
In primavera nell’orto il finocchio selvatico ricomincia a vegetare. Prima qualche foglia, poi il fusto che si allunga, ed ecco che si preparano le ombrelle di fiori.
Ad uno sguardo attento non sfuggono le minuscole uova, tonde, chiare, deposte singolarmente, non a gruppi come quelle di altri insetti. E dopo qualche giorno, ecco i primi bruchi minuscoli, bruttini direi, neri con una fascia bianca al centro.

Ma crescono in fretta, acquisendo i loro splendidi colori. Passano il tempo a mangiare e a dormire, qualche volta si spostano su un altro ramo.
Lasciamo apposta che crescano i finocchi selvatici perché è la principale pianta sulla quale vivono e della quale si cibano. Capita a volte di trovarli sul prezzemolo o sulla ruta.

Visto che abbiamo le teche apposite, ne prendiamo qualcuno. Forniamo loro foglie fresche ogni giorno. In un paio di settimane sono pronti per formare la crisalide. Si fissano saldamente ad un supporto e non si muovono più.
Dopo alcuni giorni e ne uscirà una splendida farfalla dalle ampie ali variopinte. Vale la pena aspettare. Ed è bello anche pensare che in qualche modo li abbiamo protetti e ne abbiamo facilitata la trasformazione.

Quando la farfalla avrà asciugato le ali prenderà il volo, si ciberà del nettare dei fiori, senza più la bocca ma attraverso una minuscola proboscide, si accoppierà, deporrà le uova e il ciclo ricomincerà. La sua vita adulta durerà soltanto quindici giorni, purtroppo. Ma che bellezza porta nel mondo!
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