Che pianta strana: non possiede radici, non ha quasi foglie, da adulta non riesce a fare la fotosintesi clorofilliana. E’ la cuscuta, una pianta infestante che ha una sua particolare strategia di sopravvivenza. Si sviluppa da un seme, dal quale nascono piccole foglie che per un po’ effettuano la fotosintesi. Grazie a questo, emette i primi steli, sottili, di solito rossicci. Questi con una sensibilità particolare individuano le piante erbacee a cui attaccarsi.
A questo punto, la piantina produce delle piccolissime ventose, chiamate austori, che penetrano nella pianta ospite e ne succhiano la linfa. Può smettere di produrre la clorofilla, la pianta ospite le fornirà tutto il nutrimento necessario.

cuscuta

Produrrà tanti altri steli, sottili, che avvolgeranno sempre più le piante.
Farà sbocciare quindi i  minuscoli fiori, di circa 5 millimetri di diametro, bianchi, dai quali si formeranno i frutticini rotondi dai quali usciranno numerosissimi semi scuri che si disperderanno tutt’intorno dando poi origine alle nuove piantine.

Non è endemica del nostro Paese, arriva dal Nord America, ma è diffusa quasi ovunque. Quando prende piede nelle colture fa parecchi danni ed è molto difficile da estirpare.
Si stanno facendo però studi particolari sul suo comportamento. Intanto, si cerca di capire come faccia a trovare le piante sulle quali aggrovigliarsi. Pare che sia in grado di percepire alcuni composti organici volatili che le piante emettono.

cuscuta pianta parassita fusti rossastri sottili

Da recenti studi, inoltre, pare che attraverso di essa passino delle informazioni alle piante parassitate. In un esperimento sono stati messi dei bruchi in una delle piante alle quali era attaccata, e con sorpresa si è scoperto che le altre piante non sono state attaccate dagli animaletti, come se fossero state avvisate ed avessero potuto mettere in atto delle strategie di difesa, ad esempio producendo determinate sostanze repellenti per i bruchi. E’ stato misurato che i segnali possono coprire la distanza di 10 metri nel giro di mezz’ora.

Come sempre, la natura riesce a stupirci, le piante comunicano tra di loro attraverso reti che non immaginiamo. E non sempre quello che ci sembra nocivo lo è in tutte le circostanze.