Come ogni anno, ad agosto ritorna la Fiera nel mio paese. Di solito non me ne accorgo quasi, ma quest’anno…Qualche sera fa, dopo aver visitato un’interessante mostra di fotografia che si teneva in una sala vicino alla piazza, sono stata attratta da luci, musica e soprattutto da profumi che mi erano familiari.
Mi sono ritrovata in un attimo bambina, quando ci andavo a piedi, per mano a mamma e papà. Per me era sempre un momento molto atteso: potevo salire sulle giostre!

giostra cavallini

La mia preferita era quella dei cavallini: ben seduta sul cavallino scelto, mi sentivo una principessa! Mi tenevo ben stretta alle maniglie, rispettosa delle raccomandazioni ricevute, e mi piaceva rivedere ad ogni giro i visi familiari.
Ancora oggi, se mi capita di vedere in una delle città che visito una di queste giostre (di solito si tratta di quelle più antiche e ricche di decorazioni), non resisto al richiamo: mi avvicino, le ammiro, le fotografo.

giostra

Un po’ più grandina, salivo su quella che chiamavamo “pé ‘ntal cul”, la giostra a seggiolini. Era così emozionante star seduta su quei seggiolini che volavano spinti sempre più in alto giro dopo giro; se avevi la fortuna di avere dietro qualcuno che ti spingeva forte potevi acchiappare la coda appesa in alto e vincere un giro gratis. Un paio di volte ci sono riuscita, mille altre volte no!

autopista

E poi c’era l’autopista, ai tempi la più adrenalinica; saliti in due sulle automobiline si cominciava a scivolare velocissimi sul pavimento liscio e a scontrarsi con le altre auto, o a cercare di evitarsi con brusche sterzate.
Non ho più visto la grande stella panoramica, un’altra delle mie preferite. Si arrivava così in alto da vedere i tetti delle case, poi si sentiva quell’attimo di vuoto di stomaco quando iniziava la discesa. Mi piaceva la calma, la musica dolce che accompagnava i giri, il panorama. Sembrano sparite, adesso si può salire su quelle immense, come quella del Prater a Vienna.

Ho visto altre giostre, non tante per la verità, forse stanno passando di moda; le nuove per attirare devono offrire emozioni fortissime, alle quali noi di un’altra generazione non eravamo abituati. Anche la musica è diventata assordante e mi ha fatta scappare dopo pochi minuti. Ma ci sono tornata il giorno dopo, in un pomeriggio di sole, quando tutto era fermo, solo qualche giostraio era impegnato nelle pulizie, qualche persona veniva in cerca di torrone.

torrone

La fiera è anche profumi e sapori, come quello del torrone: qual era il migliore? Quello d’Alba o il Sebaste? Li ho ritrovati entrambi, con i croccanti di mandorle o di nocciole, le caramelle di mille colori. E poi ricordo, inconfondibile, il profumo dello zucchero filato. Come mi piaceva passeggiare sol mio bastoncino su cui erano avvolti strati sottili come veli bianchi o rosa, da mangiare poco per volta.
Per finire, non può mancare la noce di cocco, tagliata a spicchi ben disposti nelle classiche fontanelle.

noce di cocco

I fuochi d’artificio del primo lunedì dopo Ferragosto se le portano via tutte; la viabilità torna normale, il mercato torna al suo posto nella piazza, i sogni dei bambini non volano più a cavallo dei destrieri delle giostre…