In questi giorni di fine estate l’erba dei prati incolti si fa gialla. Ma ancora occhieggiano gli ultimi fiori! Tra questi, spicca il bianco delle infiorescenze dell’achillea. Mi piace ammirarla per la forma dei fiori, piccolissimi, bianchi o rosa, riuniti in fitti corimbi. A volte ne raccolgo un po’ da disporre nel vaso, insieme a qualche zinnia e a qualche foglia verde. Mi piace anche appassita, quando i rametti dell’infiorescenza si chiudono a formare un ovale che perdura a lungo. E’ forte la cura della pianta che pensa a proteggere i suoi semi!

achillea sfiorita

E’ una pianta rustica, comune nei nostri prati. E’ stata chiamata “millefoglie” per le sue foglie finemente frastagliate. Era nota già presso gli antichi Celti che la utilizzavano nei riti religiosi. Pare che il suo nome derivi da Achille, l’eroe greco, che la utilizzò per medicare un amico ferito.
Quindi le sue proprietà medicinali sono note fin dall’antichità.
Ci sono tantissime varietà di questa pianta ed io purtroppo non ne sono un’esperta. Cresce anche in montagna, dove si presenta più bassa e più robusta. In una baita sulle nostre montagne ci è stato servito un ottimo tè arricchito con le infiorescenze seccate, che donano un aroma particolare. Viene utilizzata anche nella creazione degli amari, insieme a miscele di altre erbe.

zinnie e achillea

L’avevo dipinta diversi anni fa, insieme ai garofanini selvatici che fioriscono, anch’essi, fino all’autunno inoltrato. Quanta pazienza a riprodurre i minuscoli fiori e le foglie finissime, ma quanta semplice eleganza!