Un tempo l’estate era la mia stagione preferita. Libera dalle lezioni quotidiane, potevo finalmente spendere il mio tempo come preferivo. Non che ci fosse molto da fare in quegli anni, ma già il fatto di non dovermi alzare all’alba per andare a scuola, di non dover studiare con l’ansia delle interrogazioni e dei compiti in classe, di non dovermi sorbire lezioni a volte noiosissime (non tutti gli insegnanti che mi sono capitati avevano il dono di saper trasmettere le conoscenze e di appassionare gli studenti) era per me motivo di sollievo. Arrivavamo sempre esausti alla fine dell’anno scolastico.

Ed ecco, finalmente, il meritato riposo. Quella era l’estate. E i vestiti di cotone leggero, i pantaloncini corti, le maglie di lana lasciate finalmente nell’armadio. E le giornate lunghe, le serate luminose: si poteva stare fuori a chiacchierare fino alle dieci di sera. Ci si trovava tra amiche a divertirsi, si andava al fiume con la famiglia. Si partiva per le vacanze con la valigia legata al portabagagli  sull’auto. Si andava a trovare i parenti e la spiaggia era sempre quella di Rosolina mare, a volte Sottomarina, poi i nuovi Lidi Ferraresi che stavano prendendo il via. Ricordo l’odore salmastro del Polesine, quella terra tra il mare e il Po. E le grigliate di pesce nel cortile della casa degli zii, con tutti noi cugini che ci ritrovavamo lì una volta all’anno, e le fette d’anguria mangiate nelle bancarelle improvvisate, tra i campi di granoturco, e i canti a squarciagola di noi ragazze… che voglia di cantare, di ridere per un nonnulla!

Nuvole dense di pioggia incombono sui prati assetati di sole

Tra cugini ci siamo persi di vista ormai, abitiamo in luoghi distanti e sono mancate le persone che ci tenevano uniti. Già da tempo non si tornava più in quelle zone a passare le vacanze, abbiamo viaggiato in luoghi lontani, in Italia e all’estero. Rosolina Mare è un lontano ricordo.
Ma anche quelle estati, così semplici, così “vere” sono andate.
Ora l’estate, per me almeno, è una delle stagioni più difficili. Se arriva il caldo africano, col suo caldo opprimente, tanto di giorno quanto di notte, non si riesce a vivere. Non riesco nemmeno a disegnare, con i fogli che si appiccicano alla mano, con la testa che non riesce a formulare ragionamenti. Non ho l’aria condizionata in casa, devo specificare. Non ricordo di aver mai vissuto queste sensazioni da ragazza, qui nel Nord dell’Italia, dove il clima è sempre stato piuttosto freddo. Anzi… ricordo che arrivavano le giostre per il santo patrono, ad agosto. E segnavano la fine dell’estate. Quante volte sentivo dire “Col primo temporale d’agosto l’estate è finita!”  E così era, davvero. Ed era sempre troppo presto.

Pioggia battente in un pomeriggio d’estate

E poi ci sono i temporali.  Grandine. Bombe d’acqua. Vento forte. Distruzione. La pioggerella leggera che bagna e che nutre, che pulisce e rilassa, è sparita. Ci lamentavamo del clima di questo nostro Biellese, definito “orinale d’Italia”, quando le piogge ci assediavano per mesi in primavera ed in autunno. Ma i prati erano verdi, i boschi sani, gli orti e i giardini fiorenti. Se penso al mio giardino, così arido… che tristezza! Le piogge torrenziali non bagnano, non nutrono, dilavano il terreno e lo rendono ancora più arido.

Il mondo cambia, noi cambiamo, ci adatteremo… ma che bei ricordi, di quel nostro paradiso terrestre, così semplice, così naturale…