Quale grande rivoluzione ci fu anche nella pittura, verso la fine dell’Ottocento, quando si diffusero i trattati sulle nuove scoperte relative alla luce! La miscela dei colori che fino ad allora si era ottenuta sulla tavolozza fu sostituita dall’accostamento dei colori complementari direttamente sulla tela.
“Alla dovuta distanza, l’occhio dello spettatore può ricomporre le pannellate staccate in una sintesi tonale, percependo una maggiore luminosità nel dipinto.”
Questo è l’assunto che fecero propri i pittori che fondarono od aderirono al movimento d’avanguardia del divisionismo, nato nel Nord Italia. In Francia si diffuse un movimento basato sullo stesso principio, il Pointillisme.
Ma mentre il pointillisme si basava soltanto sui “puntini”, i pittori italiani utilizzavano anche filamenti irregolari di colore, ottenendone luminosità e movimento vibrante dell’atmosfera.
La data ufficiale di uscita del Divisionismo in Italia è il 1891, quando furono esposte importanti opere alla Triennale di Brera.

Merito di questa mostra è quello di aver raccolto numerose opere, alcune delle quali non vengono solitamente esposte al pubblico, facendo parte di collezioni private.
Tra i pittori che svilupparono queste tecniche ricordiamo Segantini, Previati, Longoni, Pellizza da Volpedo e altri. Erano accomunati dall’amore per la ricerca e la sperimentazione di nuovi effetti pittorici.
Dato il particolare momento storico, nel quale si stava sviluppando la civiltà industriale, con tutti i problemi relativi, le opere furono spesso portavoce di idee anarchiche e socialiste, rappresentarono le rivolte degli operai delle città, diede voce alla lotta di classe.
Una di queste opere è “L’oratore dello sciopero” di Longoni, dipinto tra il 1890 e il 1891. Per la composizione di ampio respiro, per il crudo realismo dei colori, ne diventò un importante manifesto.

Tra le varie opere, “All’ovile” di Segantini raffigura un ambiente buio, illuminato solo dalla luce di una lanterna. Per creare il suggestivo luccichio il pittore mischiò ai colori dei frammenti e della polvere d’oro.

all'ovile segantini

Tra i più toccanti, “Sul fienile” di Pellizza da Volpedo rappresenta la morte di un lavoratore agricolo, assistito da alcune persone che si stagliano, scure, sullo sfondo luminoso del paesaggio: al di là delle tragedie umane, la vita continua.

Riflessioni d’un affamato” di Longoni raffigura un ragazzo che guarda una coppia che pranza in un ristorante. Viene rappresentata la differenza di classe tra chi si può permettere tutto e chi fa la fame; la denuncia è forte, ma senza un risvolto sentimentalista.

Savognino sotto la neve“, di Segantini, riprodotto sugli inviti alla mostra, rappresenta un bellissimo paesaggio innevato, luminoso. Ma tutto è immobile, chiuso nel rigore invernale; solo uno stormo di corvi neri vola basso, quasi lugubre, sulla campagna che non ha nulla da offrire.

Per finire questo piccolo elenco, in “Baci di sole” di Nomellini, il pittore raffigura la moglie ed il figlioletto immersi in una natura luminosa e sensuale di un giorno d’estate. E’ un inno alla gioia di vivere!

Mi spiace che questa interessante mostra, allestita presso il Castello Visconteo di Novara, abbia dovuto chiudere i battenti con un mese di anticipo, in seguito alle misure prese per il contenimento della diffusione del coronavirus.