Ritorno all’Eremo

Provo un’antica emozione quando raggiungo una meta dall’acqua, che sia a bordo di un battello, di una barca di pescatori, di una vela… sarà per via di quell’addio ai “monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo” di manzoniana memoria.

È la volta dell’Eremo di Santa Caterina, raggiungibile in 15 minuti di battello dal porticciolo di Stresa, sul Lago Maggiore.
Ci ero stata anni fa e ci siamo tornati recentemente. Ogni volta è una sensazione nuova. Non cambiano i luoghi, cambiamo noi, il nostro vissuto, e cambia la luce che li illuminano, a seconda della stagione e dell’ora.

È una domenica pomeriggio di uno splendido autunno. La luce è dorata, come solo in questa stagione succede.
Lo si vede da lontano, aggrappato alla roccia, appena sollevato rispetto all’acqua, e si riflette nelle acque calme del lago.
Secondo la leggenda, fu un eremo solitario, abbarbicato sulla roccia, costruito e abitato da un avido usuraio convertitosi dopo essersi salvato per miracolo da una forte tempesta. Questo è il luogo in cui riuscì ad approdare tra mille difficoltà, pregando la Santa.

Dall’attracco, una breve scalinata porta al complesso la cui costruzione fu iniziata, secondo la tradizione, nel 1170, e proseguita nel XIII e XIV secolo.
Si accede dalla sala capitolare del convento, che conserva resti di affreschi di varie epoche. È molto alta perché in uno dei restauri venne tolta la volta che separava i due piani.

Un portico a sette arcate, con un loggiato sovrastante, offre un’ampia vista sul lago. Ci sono eleganti colonne in granito e graziosi vasi di fiori che con i loro colori arricchiscono il panorama, tra l’azzurro del lago e del cielo.

Si arriva ad un cortile in cui è conservato un antico torchio. Qui è piacevole sostare, l’atmosfera è serena e rilassata. In quest’ora pomeridiana non ci sono molti visitatori e si può apprezzare anche il silenzio. In una cavità della roccia, emerge una statua policroma dell’Arcangelo Michele.

Si prosegue verso il Conventino, con un altro portico a quattro arcate. Sulla parete è affrescata la Danza della Morte, con alcuni particolari mancanti purtroppo, ma ancora ben visibile.

Si giunge quindi alla chiesa, il cui accesso è collocato in un portico rinascimentale che presenta scene dipinte della vita di Santa Caterina.
Anche la chiesa è completamente affrescata.
All’interno è conservato il sacello, primo nucleo originario del complesso.
In una teca è esposta una statua lignea raffigurante il corpo del Beato Alberto Besozzi, fondatore del sito.
A picco sul lago, si ammira la Torre campanaria, in stile romanico.

Si può raggiungere il sito anche da Leggiuno, in auto. Ci sono un comodo parcheggio, un’area picnic, un’area giochi, un bar ristorante. Si scende da una scalinata.
Dal lago, i collegamenti sono effettuati dalla Navigazione Lago Maggiore.

Devo dire che la corsa di ritorno che avevamo scelto è stata annullata senza preavviso, e a quanto pare questa è una pratica piuttosto comune, come ci è stato riferito. Alla biglietteria ci avevano dato gli orari di ritorno, senza informarci dei cambiamenti.
Siamo rimasti così un’ora in più all’eremo, evento che alla fine è stato piacevole perché ci ha permesso di gustare un piacevole aperitivo e di ammirare il tramonto sul lago, quando tutto acquisisce un bel riflesso dorato. Per fortuna, non avevamo fretta!

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