Può sembrare inquietante, soprattutto se visitato in un’uggiosa giornata autunnale, per il colore tetro della sua facciata. Ma c’è una motivazione storica: alla morte di Napoleone Bonaparte i proprietari, che erano suoi amici, fecero dipingere le facciate di nero. E se quel colore è in gran parte sbiadito, in parte è rimasto a ricordare un evento funesto. Probabilmente in una giornata soleggiata prevalgono i toni rossicci dei mattoni.

Resta comunque una dimora di fascino. Nata come fortezza nel Medioevo sulle basi di un antico castrum romano, venne successivamente trasformata in una signorile residenza di campagna. Veniva abitato infatti soltanto nella bella stagione, in quanto sarebbe stata un’ardua impresa riscaldarlo.
Scegliere di effettuare la visita guidata è quasi necessario, anche se non d’obbligo, perché la visita viene arricchita dal racconto di tanti eventi che diversamente non si scoprirebbero. Soprattutto se ad accompagnarci è Diletta, che frequenta il castello fin da quando era bambina e ne conosce tutti i particolari.

Veniamo così a scoprire l’esistenza di una cuoca speciale, donna energica e dal carattere piuttosto burbero. Si chiamava Regina, nata nel 1897 e deceduta nel 1986. C’è un’unica sua fotografia che la ritrae nel momento in cui esibisce una lunga biscia che aveva appena ucciso. Lavorava nella grande cucina, ancora oggi ben conservata e completa di tutte le attrezzature, e si intratteneva finché c’era luce, lasciando le imposte ben aperte, poi tornava nella sua casa.
Perché occorre sapere che come in ogni castello che si rispetti, anche qui c’è qualche fantasma, se si vuole crederci, e non a tutti farebbe piacere incontrarne. Uno di questi pare che si chiami Igor. Forse si tratta di un monaco, buttato giù dalla torre, in un tempo in cui queste mura ospitavano un monastero.
Ma sotto il castello si incrociano due corsi d’acqua che creano forti energie. Quindi niente paura, nessuno vi farà del male, solo di energie positive si tratta.

Quando si entra nella sala da pranzo utilizzata dai Conti, una bella stanza ottagonale con il tavolo apparecchiato elegantemente, si viene a conoscenza di un altro evento. Ci fu un incendio proprio in questo locale e il Conte che allora vi abitava, intrappolato, rischiò di morire. Ma un infante lo guidò verso l’uscita, salvandogli la vita. Quando il Conte si recò dalla famiglia del bambino per ringraziarli, venne a sapere che era morto diversi anni prima!
Nel locale detto fumoir, in cui si ritiravano gli uomini dopo cena a parlare di caccia e di politica e a fumare tabacco e oppio, veniamo a scoprire un’usanza piuttosto inquietante. In un braciere si metteva dell’uvetta e del brandy e gli si dava fuoco. Il gioco consisteva nel cercare di prendere l’uvetta tra le fiamme per mangiarla, sperando di non ustionarsi le mani. Non sempre si riusciva!

Ma non era l’unico rischio di farsi del male in quei tempi. Si moriva anche di crinolina, così si diceva, per via degli ampi vestiti che venivano indossati dai nobili. La guida ci racconta che due giovani sorelle di Oscar Wilde morirono arse vive perché passando vicino a un braciere il vestito di una delle due prese fuoco e l’altra, mentre cercava di salvarla, subì la stessa sorte.
Nella camera da letto della Contessa vediamo dei bastoni da passeggio. Scopriamo così che per un certo tempo si diffuse, tra i nobili, la moda della zoppìa. Nacque quando la moglie del Re Edoardo VII, Alessandra di Danimarca, icona di stile dell’epoca, in seguito ad una malattia cominciò a zoppicare. Per imitarla, le nobildonne arrivarono a indossare scarpe col tacco di diversa altezza acquisendo un’andatura claudicante, sorrette da eleganti bastoni od ombrellini, con tutte le conseguenze che possiamo immaginare.

Nella camera da letto del Conte vediamo un letto piuttosto corto. A quei tempi le persone erano in media meno alte di adesso, ma c’erano altri motivi. Innanzitutto dormivano seduti perché le cene erano sempre ricche e abbondanti e la digestione non era facile. Ma c’era anche una superstizione: da morti si sta distesi, quindi si pensava che fosse meglio non farsi trovare già coricati qualora la nera signora volesse far loro visita!

L’attuale proprietario, il Conte Niccolò Calvi, pittore e scultore, incontra con piacere i visitatori. Anche in quest’occasione ci riceve nel suo studio e ci parla dell’ispirazione artistica e di come queste entità possano aiutarci ad esprimere la nostra creatività. Ci invita a tracciare su un foglio qualche segno con un gessetto nero. Da questi segni inizierà a creare, prima col nero, la base, poi col verde, la natura, con l’azzurro, l’acqua, ed infine col giallo, la luce. L’opera prende forma accompagnata dalla voce. Spiriti, siete qui? Partecipate a questo momento di creazione che ci coinvolge tutti!

Ci sarebbe ancora tanto da dire su questa dimora. Ho riportato solo alcuni fatti curiosi, una visita permetterà di approfondire la storia e l’architettura.
Per saperne di più, informarsi sugli eventi, prenotare una visita si può consultare il sito del castello.
Nota: essendo una dimora privata, non è possibile scattare fotografie all’interno.


