Mi spiace scrivere queste righe solo dopo che la mostra si è conclusa, ma mi auguro che altre ne seguano.
Ho potuto ammirare, in esposizione a Candelo presso la Sala delle Cerimonie, le fotografie dei portoni del Ricetto scattate da Franco Fornacca. Ogni fotografia è corredata da una breve descrizione che ne esalta il significato.

Raramente ci si sofferma a riflettere su cosa può simboleggiare una porta. Ci sono porte che si chiudono per proteggere un interno, per impedire un accesso.
Ma ci sono anche porte che si aprono, soglie che si oltrepassano, verso l’amore o il futuro.
Ci sono porte che qualcuno non oltrepasserà più, porte dietro le quali si resta in attesa di chi sta per tornare. Porte che si chiudono per l’ultima volta per un trasloco o per tagliare col passato. Porte che si aprono per la prima volta verso una nuova vita, una nuova casa.

Le porte del Ricetto non sono nate per completare una residenza ma per proteggere locali nei quali si conservavano i prodotti della campagna. Tutto il Ricetto venne edificato dai contadini, utilizzando materiali poveri come le pietre levigate dal torrente sottostante, sapientemente disposte a spina di pesce per creare maggiore stabilità dei muri ma anche con un gradevole impatto estetico.

Le porte e i portoni non hanno chiusure dall’interno perché erano l’accesso a magazzini in cui si depositavano le merci da conservare, quindi i chiavistelli sono posti soltanto all’esterno. Una porta addirittura presenta due fermi per i chiavistelli per evitare che venisse chiusa quando c’era ancora qualcuno all’interno.

Tra le varie immagini, si vedono portoni la cui ampiezza è stata ridotta perché è stata cambiata la destinazione dei locali, di altri è stata cambiata l’altezza.
Ho ammirato, ma di questo ero consapevole da tempo perché sono un po’ “di casa” visto che abito poco lontano, la ricerca della bellezza e della decorazione pur nella semplicità dei manufatti.

Spesso gli archi sono decorati da mattoncini rossi e neri. I piedritti sono in serizzo se il proprietario poteva permettersi di acquistare un materiale più costoso.
Alcuni portoni sono fatti da tavole di diversi tipi di legno, probabilmente riciclati da altre costruzioni. C’è forte il senso del recupero, del riutilizzo. Combinazioni così particolari da sembrare fatte apposta, direi ricercate con cura.

Si sta bene quando si cammina tra le rue del Ricetto. C’è silenzio, c’è significato, ci sono ricordi e forse anche presenze. E si può ammirare, dalla camminata sulle mura, l’ampio panorama del nostro Biellese e delle sue splendide montagne.

Nota: le fotografie che corredano l’articolo sono state scattate da me con un semplice cellulare e non hanno valore artistico.
Consiglio di visitare la pagina del sito dell’autore Franco Fornacca dedicata ai portoni del Ricetto. Spiace solo non poter leggere le note di accompagnamento presenti in mostra, veramente significative.



