Basta addentrarsi per pochi chilometri nel suo territorio, e quella Liguria che conosciamo per il suo mare mostra un suo lato diverso ed affascinante. Siamo nella Riviera di Ponente, vicini al confine con la Francia. Le vallate sono impervie, le strade strette, le risorse scarse. Forse per questo il territorio è rimasto isolato, spopolandosi sempre di più.
Solo recentemente, forse anche perché si sta cercando un turismo meno caotico, più vicino alla storia e alla natura, si sta riscoprendo il fascino discreto di questi paesi rimasti pressoché intatti nonostante lo scorrere del tempo.

Uno dei primi paesi che si incontrano, percorrendo la strada che da Vallecrosia porta verso l’interno è Dolceacqua. Un nome poetico per un paese che è un’incantevole cartolina.

Dolceacqua

Le prime luci della sera illuminano l’antico borgo di Dolceacqua, col castello e il bel ponte di pietra.

C’è da rimanere affascinati a guardare i resti del suo castello che ancora svetta verso il cielo con le sue due torri e si riflette sul fiume Nervia qui allargato a formare un laghetto. A completare il quadro, ecco un bel ponte di pietra a schiena d’asino. Anche Monet ne fu affascinato e lo dipinse più volte.
Il castello, costruito a partire dal 1150 circa, nasconde una particolarità. Ai suoi piedi si sviluppò l’abitato sotterraneo chiamato “tera”, un insieme di abitazioni costruite l’una sull’altra lungo strette vie che si snodano in cerchi concentrici dal fiume fino al castello. Se gli antichi abitanti si sentivano protetti, hanno dovuto però rinunciare in gran parte alla luce del sole.
Le rovine del castello Doria ci raccontano che fu spesso al centro di aspre lotte. Fu parzialmente distrutto dalle truppe francesi e spagnole ed infine da un terremoto.
Questo è il nucleo più antico, ora sede di mercatini di prodotti naturali e di botteghe artigiane. Il resto del paese si è successivamente sviluppato sull’altra sponda del Nervia.

Dolceacqua

Un altro paese ricco di fascino è Apricale, un borgo medioevale che si trova alle spalle di Bordighera e Ventimiglia, a soli 13 km dal mare, del quale risente ancora come clima. Qui infatti crescono rigogliosi gli ulivi.
Il paese si trova in una posizione aperta e soleggiata. Lo si ammira da lontano, abbarbicato sulla collina. Le sue belle case di pietra si appoggiano le une alle altre e si affacciano sui ripidi caruggi, stretti vicoli che abbracciano, risalendolo, il rilievo.

Apricale

Due scorci di Apricale

Molte case sono decorate da murales, le belle botteghe hanno insegne e vetrine piene di colori.
C’è da perdersi in questo piccolo mondo antico, e non si vorrebbe più lasciarlo.
Oltre a questi, sono tanti i paesini che si susseguono, parzialmente nascosti tra le colline.
Sono stata a Triora, il paese delle streghe, in una giornata uggiosa di un autunno inoltrato di alcuni anni fa. Non mi ci sono sentita a mio agio. Anche se sono passati secoli, si sa che qui si tenne, tra il 1587 e il 1589, uno dei processi più vergognosi della storia della Chiesa. Il paese fu colpito da una grave carestia e si pensò bene di dare la colpa a duecento donne, ritenute streghe. Il processo venne sospeso quando a finire nelle maglie dell’Inquisizione furono delle nobildonne.
Il centro storico fu poi parzialmente distrutto dai tedeschi in ritirata nel 1944.
Chi non è troppo sensibile a questi drammatici eventi del passato potrà considerare romantico passeggiare tra le vie del paese, ricco di angoli medioevali e di rovine, andando a cercare in una delle botteghe il tipico pane dalla forma rotonda. Io me ne sono allontanata in fretta, e non credo che ci ritornerò.
Poco lontano, c’è la località Molini di Triora, dove grazie all’abbondanza di acqua hanno potuto funzionare un gran numero di mulini per la lavorazione del grano. Furono i frati Benedettini ad iniziarne la costruzione, ora ne rimangono forse solo un paio.

Altri paesini della zona hanno il loro fascino, come Perinaldo, col suo bel panorama e nella bella stagione le trattorie all’aperto, sotto i platani, e Pigna con le sue antiche terme. Le ho provate, anni fa, e ricordo ancora l’odore persistente di zolfo delle loro acque.

piantina ponente ligure

Alcuni dei bei paesini dell’entroterra del Ponente Ligure, da Google maps,

Un discorso a parte merita Seborga, un paese che si è autoproclamato Principato, anche sulla base di precise evidenze storiche. Dal 2020 è governato dalla Principessa Nina di Seborga.
Il Principato ha il suo stemma e batte moneta. Dappertutto nei suoi vicoli si possono trovare simboli del Principato. Numerose botteghe vendono armature e imitazioni di cimeli del passato.
Molto interessanti da visitare il Palazzo dei Monaci e la Zecca Seborghina.
Ci sono anche due ordini cavallereschi riconosciuti dal Principato: i Cavalieri Bianchi di Seborga, messi a protezione del territorio, e l’ordine di San Bernardo a protezione dei Principi.
Per avere notizie più approfondite, si consiglia di consultare il sito del Principato , dove si legge: “Ai sensi dell’articolo 1 degli Statuti Generali (ossia la costituzione del Principato), adottati il 23 Aprile 1995, “Seborga è un Principato Libero e Sovrano, retto da norme democratiche”. La forma di governo è la monarchia costituzionale elettiva.

Questa zona, ricca di storia, è nota anche per la coltivazione delle olive taggiasche, dalle quali si ricava un ottimo olio, oltre ad essere impiegate in deliziose ricette locali. Ne parlo nell’articolo “Tra gli ulivi dell’Entroterra ligure”

Uno dei murales dipinti sulle case di Apricale

Continua il viaggio nell’entroterra ligure di ponente: Taggia e Bussana