RECENSIONI

Presentazione della mostra “Di fiore in foglia”

di M.T.Molineris

Da un’ innocente passione giovanile a una scelta operativa di grande impegno e squisita formazione tecnica.

Daniela Guido, dopo anni di serio impegno e di lavoro, esordisce alla Galleria Montmartre di Biella presentando al pubblico una nutrita serie dei suoi preziosi ed elegantissimi lavori: acquerelli interamente dedicati alla bellezza della natura, colta nei suoi aspetti botanici più affascinanti e gentili: i fiori.

Lontana dalla fissità disanimata necessaria alla dimensione scientifica delle tavole botaniche, ma anche dalla fredda esattezza dalle semplici copie dal vero, Daniela Guido anima i suoi lavori di una sorprendente, vivacissima ventata di creatività che innalza i suoi incantevoli acquerelli alla sicura dimensione di opera d’arte.

Daniela Guido ama i suoi fiori e li cerca con meticolosa cura e passione, nelle campagne, nei boschi e sulle montagne del Biellese, creando così una ricca tavolozza di immagini che, pur nella esaltante bellezza delle riproduzioni pittoriche, mantengono una tenera dimensione di familiarità.

Sono fiori di grande bellezza colti nel chiuso di importanti giardini, ma sono soprattutto fiori che solo la passione dell’ artista può cogliere, esaltare e far scoprire. Fiori raccolti tra le rocce, sulle montagne, come nelle umili siepi vicino a casa. Fiori che si aprono silenziosi in mezzo agli orti, nei prati, nellecampagne abbandonate.

Ma anche rami, tralci di foglie che si intrecciano mutando forme e colori, che Daniela Guido riesce a trasformare in armoniose composizioni, ricche di fascino.

Ogni aspetto della loro tacita bellezza viene colto e riproposto con infinita precisione e cura dall’artista che li esalta fino a farne un magnifico momento di serena poeticità.

L’armonia contraddistingue e caratterizza tutti i lavori di Daniela Guido, che sono in ogni caso belle composizioni che una elegante e appropriata presentazione rende decisamente amabili e affascinanti.

Ed eccoli i suoi fiori: lunaria, saponaria, ortensia, violetta, campanula, pervinca, lupino, dente di cane, sambuco, elleboro, malva…. Ogni fiore, ogni arbusto conserva il proprio nome che Daniela gli riconosce e restituisce studiando attentamente nozioni di botanica, in una ricerca appassionata e costante che non manca di arricchire anche la mente e l’anima.

Uno sguardo ai delicati acquerelli di Daniela Guido

di Elena Accati

Parliamo di piante, ma in modo inconsueto: non fiori grandi e appariscenti dai colori sgargianti quasi irreali, usciti dai lavori sapienti dei miglioratori genetici, prodotti in serre supertecnologiche e climatizzate, ma spontanei. Sono piante da fiore annuali e perenni. Fiori che gli amanti della natura incontrano nei boschi, lungo i sentieri durante le passeggiate nelle diverse stagioni dell’anno, nell’ambiente discreto, lontano dalla folla, in montagna. Molte volte queste specie andrebbero solo ammirate, protette e non raccolte: la nostra flora montana ha già subito enormi danni e falcidie, per cui sarebbe bene che in ogni turista si formasse un coscienzioso spirito protettivo per tutta la vegetazione, in particolare per quella alpina.

Chissà se a qualcuno, visitatore della bella mostra di acquerelli che Daniela ha dipinto con garbo e amore, sensibilità e competenza verrà la curiosità di sapere che cosa è il fiore e quando si è manifestato sul pianeta Terra?

Non tutti sanno che il fiore con i suoi petali è l’abito assunto dalla pianta quando si prepara per l’amore, quando si avvia alle nozze. Le prime piante con fiori sono comparse nel Cretaceo, ben 130 milioni di anni or sono. In origine creature insignificanti, i fiori sono diventati desiderabili grazie ai petali richiamo irresistibile non solo per l’uomo, ma anche per insetti, uccelli e altri animali. E’ sorto, tra fiori e insetti, una specie di idillio indispensabile per l’evoluzione di entrambi. L’impollinazione, cioè il trasporto del polline da un fiore all’altro, è una forma di comunicazione. I colori delle corolle, ma anche il profumo, sono i mezzi che un essere immobile come il fiore utilizza per esercitare una attrazione in un determinato raggio d’azione.

Già nell’antico Egitto dai fiori si ottenevano oli profumati da bruciare in onore delle divinità, in seguito impiegati per abbellire i corpi dei vivi e per ungere i morti. Anche i Greci, come poi i Romani, utilizzeranno grandi quantità di petali
per ingentilire le tavole imbandite semplici decorazioni o veri e propri allestimenti scenografici per i banchetti più sontuosi.

Oggi il fiore accompagna tutte le fasi salienti della nostra vita: ora può essere un semplice e delicato stelo, ora una elaborata e sofisticata composizione. Da quando nasciamo a quando terminiamo la nostra esistenza terrena, nelle
ricorrenze allegre come in quelle tristi, i fiori fanno capolino portandoci messaggi poetici, ricordandoci la bellezza del creato, la bontà e la generosità di Dio. Infatti il Creatore ha posto l’uomo proprio in un giardino, il giardino dell’Eden in cui, come afferma la Genesi, ‘fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare’.

L’uomo che avrebbe dovuto esserne il custode e il coltivatore, ha spesso agito stoltamente, depauperando e distruggendo. I fiori possiedono una influenza misteriosa e sottile sui sentimenti, analogamente a certe melodie musicali. Rilassano la tensione. ‘Sono – afferma George Croly – gioielli della natura: con la loro ricchezza ella veste la sua bellezza’.

Ammirando gli acquerelli di Daniela Guido, dal semplice campanellino alla pervinca che annunciano la primavera, dalla malva alla saponaria prorompenti nella gioia estiva, dalla ortensia al sorbo degli uccellatori che ci parlano della calma luce autunnale, fino all’elleboro che sfidando le rigidità dell’inverno rallegra con il suo fiore bianco dalle sfumature verdi, mi è tornato alla mente un piccolo libro dei fratelli Roda. Esso era stato pubblicato nel 1891 con il titolo ‘Fiori alpini. Raccolta descrizione e conservazione’ corredato da bellissimi e suggestivi disegni in bianco e nero.

Anche Daniela, come i Roda, ha percorso a piedi i sentieri e le vallate biellesi, sostando sulle rive di qualche torrente, osservando tra i dirupi alla ricerca di interessanti e poco noti esseri vegetali, osservando le praterie in dolce declivio nel silenzio che impone rispetto e meditazione e dove i fiori chiamano, attraggono. Ecco allora posarsi sulla carta le immagini di primule ed epatiche, della polmonaria e dell’anemone dei boschi. I fiori di montagna sono davvero i più ammirevoli: tenaci fino allo sfinimento di fronte alle intemperie, sanno che altri della stessa specie sono pronti a prenderne il posto, sbocciando anche negli stessi punti. Per tutti noi, i fiori perenni della montagna sono come degli amici sulla cui venuta possiamo sempre contare e che, ritornando di stagione in stagione, riportano con loro i ricordi piacevoli degli anni passati.

Non poteva certo mancare in questa raccolta di acquerelli la rosa quella che Gertrude Stein tautologicamente cantava ‘Rosa è una rosa è una rosa è una rosa… ’ Qui è la Rosa canina ad essere presente. Nessun fiore ha una storia così affascinante come la rosa: la incontriamo intrecciata ad amori celebri, dipinta e cantata, celebrata in rime e scolpita. Nessun fiore è stato così amato, riverito , celebrato e ammirato.

Auguro davvero di cuore che gli acquerelli di Daniela riscuotano tra i visitatori della mostra l’interesse e il successo che meritano e parlino al cuore di chi li ammirerà, portando messaggi di serenità e di tenerezza.

Una pittrice dal promettente talento

di Bruno Pozzato (Eco di Biella)

Daniela Guido, cossatese, insegnante, dimostra di saperci fare, di avere una mano tecnicamente addestrata e il senso del decorativo.

Le sue proposte sono simboli e metafore di vita espressi attraverso scorci di natura e volti suggestivi.

Il verde, i fiori (la natura in generale), rappresentano per lei la rigenerazione della vita, sono segni positivi di una visione del mondo tranquilla ma pacatamente critica; i monti emergenti dalle nebbie del mistero mimano l’idea dell’innalzamento, del salire per mezzo del sacrificio: l’ascesi; così come le finestre con le sbarre simboleggiano la prigione, la repressione, l’ansia di libertà, mentre le rovine, i muri sbrecciati, preda dei rovi, sono una testimonianza, archetipica e fragile, della memoria, del ricordo, delle origini; ma anche il destino, la condizione esistenziale dell'umanità, fondati sulla precarietà, e però sempre aperti alla speranza, ad un ottimismo vincente.

Con i ritratti dal vero (anziani, giovani ragazze, donne di fatica), di interni familiari di gusto contadino, ma anche nei volti inventati (nei quali sembra inseguire ideali di verità e di bellezza), Daniela Guido dà libero sfogo alle proprie pulsioni vitali, alla propria fantasia, perdendosi gioiosamente, poi, nelle colorate e spumeggianti decorazioni vagamente barocche e liberty insieme.

Una pittrice dal promettente talento.

Amore del bello e sapienza botanica

di AlberTo C.

Se si chiedesse  ai visitatori di una esposizione di dipinti di Daniela che tipologia di opere stanno ammirando (si, perché le opere di Daniela sono da ammirare…), la maggior parte mi risponderebbe che sono delle belle nature morte.

Qualcuno dei visitatori poi, tra quelli più informati, potrebbe anche citare un parallelismo, tutto al femminile, tra la Nostra e Fede Galizia, la pittrice barocca vissuta a Milano al tempo dei Borromeo, tra il sedicesimo ed il diciassettesimo secolo, considerata, a ragione, una delle fondatrici del genere della “natura morta” autonoma, cioè come soggetto non inserito in altre composizioni.

Ci toccherebbe, a tal punto, tirare in ballo un artista molto più recente, Ettore Olivero Pistoletto (padre del ben più noto Michelangelo Pistoletto…); ebbene questo artista non accettava per i suoi dipinti la definizione di “natura morta” (ammessa solo per selvaggina o cacciagione) ma proponeva il termine di “natura viva”.

E aveva probabilmente ragione!

I fiori e gli arbusti di Daniela sono “nature vive”, anzi “vivissime” che colgono l’essenza della grazia e della bellezza e la trasformano in opere d’arte.

E sembrano così lontani anche i tempi degli erbari medievali che, con finalità didattiche, accompagnavano gli studi di botanica e di medicina, prima che l’avvento della fotografia e delle successive tecnologie li rendessero obsoleti…

E’ bello  immaginare l’incipit di queste opere: Daniela che, delicatamente, coglie il fiore – o l’arbusto – ed altrettanto dolcemente gli sussurra “Non temere, mi aiuterai a diffondere la passione per la Natura, diventerai eterno…”. E il fiore – o l’arbusto, a modo suo, le sorride e ringrazia…

Amore del bello, sapienza botanica più che rigore, occhi che leggono e traducono la natura anche per chi non sa (ancora) leggerla. Questa è l’Arte e, nel contempo, la Missione di Daniela.

Come dice la volpe al Piccolo Principe :”Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Chine, acquerelli e pastelli che profumano di fiori

Ferrari (La Provincia)

Freschi e piacevoli acquerelli ritraggono montanari negli atteggiamenti della più semplice quotidianità: l’impasto del burro, la lavorazione del formaggio, ecc.

Molto suggestivi i particolari di vecchi cancelli; tutta l’atmosfera profuma di fiori per un liberty riportato nel nostro tempo, con i primi piani di foglie secche e petali dalle tinte delicate che si stagliano sullo sfondo di ville antiche.

Volti dolcissimi di donna realizzati con tecniche diverse: dai pastelli, alla china, all’acquerello.

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